{"id":2679,"date":"2023-05-25T16:29:54","date_gmt":"2023-05-25T14:29:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.premiosalgari.studiowolfdazz.it\/?p=2679"},"modified":"2023-05-25T16:29:54","modified_gmt":"2023-05-25T14:29:54","slug":"intervista-con-beatrice-masini-seconda-parte-di-giulia-gadaleta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dev.studiowolfdazz.it\/?p=2679","title":{"rendered":"Intervista con Beatrice Masini (seconda parte) di Giulia Gadaleta"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:32% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.premiosalgari.studiowolfdazz.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/cover34_page-0001-751x1024.jpg\" alt=\"Ilcorsaronero, numero 34\" class=\"wp-image-2625 size-full\"\/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Intervista con Beatrice Masini (seconda parte)<\/em> di Giulia Gadaleta<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima parte di questo articolo \u00e8 stata pubblicata sul\u00a0<strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.premiosalgari.studiowolfdazz.it\/ilcorsaronero\/archivio-numeri-della-rivista\/numero-34\/\" target=\"_blank\">Numero 34<\/a><\/strong>\u00a0de\u00a0<em>Ilcorsaronero<\/em>.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La prima parte dell\u2019intervista con Beatrice Masini, interamente dedicata alla biografia di Louisa May Alcott (<\/em><a href=\"https:\/\/www.giulioperroneditore.com\/prodotto\/louisa-may-alcott\/\"><em>https:\/\/www.giulioperroneditore.com\/prodotto\/louisa-may-alcott\/<\/em><\/a><em>) \u00e8 pubblicata nel numero 34 de \u201cIlcorsaronero.\u00a0Rivista Salgariana di\u00a0Letteratura\u00a0Popolare\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Negli ultimi anni ti sei dedicata ad alcuni romanzi per adulti. In&nbsp;<\/strong><em><strong>Tentativi di botanica degli affetti&nbsp;<\/strong><\/em><strong>e&nbsp;<\/strong><em><strong>I nomi che diamo alle cose<\/strong><\/em><strong>&nbsp;mi sembra che tu segua una tua ossessione per le case, come se fossero dotate di un\u2019anima loro propria. La villa del Manzoni e la casa che Anna eredita da Iride Bandini hanno qualcosa in comune?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abOgnuno di noi ha due case \u2013 una concreta, collocata nel tempo e nello spazio; l\u2019altra infinita, senza indirizzo. E viviamo ad un tempo in entrambe.\u00bb \u00c8 una frase di Olga Tokarczuk. La mia casa infinita ha assunto molte forme, anche nei libri per ragazzi ci sono tante case, che parlano, pensano, scricchiolano, vivono vite proprie. Sono le case possibili, e anche le case dei personaggi, che non sono veri ma possibili. In comune hanno il fatto di cambiare di continuo, sono elastiche, si adattano agli slanci. Sia la casa di don Titta-Manzoni che quella di Anna sono tutte mie. Che impero immobiliare si pu\u00f2 costruire col desiderio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Credo che&nbsp;<\/strong><em><strong>I nomi che diamo alle cose<\/strong><\/em><strong>&nbsp;sia il tuo libro-manifesto: Iride Bandini \u00e8 una scrittrice per ragazzi che lascia in eredit\u00e0 una casa a colei a cui ha affidato le proprie memorie, Anna. \u00c8 una donna difficile, caratterialmente e umanamente, e mi pare che il tema di questo romanzo sia la maternit\u00e0 e quanto la maternit\u00e0 abbia a che fare con la scrittura per ragazzi, \u00e8 cos\u00ec?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Iride \u00e8 l\u2019antiscrittrice per ragazzi, non coincide con l\u2019idea preconcetta che abbiamo, a lei i bambini non piacciono,&nbsp;piuttosto&nbsp;le interessano. Bianca Pitzorno in&nbsp;<em>Storia delle mie storie&nbsp;<\/em>scrive cheda uno scrittore per ragazzi ci si aspetta sempre una sorta di&nbsp;<em>maternage<\/em>, che sconfina nell\u2019intrattenimento;&nbsp;ma lo&nbsp;scrittore per ragazzi non \u00e8 un pagliaccio n\u00e9 un fantasista. Iride \u00e8 una donna che non fa sconti, senza zucchero, che \u00e8 madre per\u00f2 mette da parte tutto quanto&nbsp;per il lavoro; al tempo stesso i bambini li ascolta, li osserva&nbsp;senza avere&nbsp;la pretesa di comprenderli. Riesce a capire che storie fare per loro e lo fa senza calcolo: le sue storie non sono&nbsp;<em>prodotti&nbsp;<\/em>ma qualcosa di naturale, sgorgato dal gusto puro del racconto e alimentato dalla sua conoscenza dei bambini. In contrasto con quegli scrittori che sono convinti di sapere che cosa va detto ai ragazzi. Beati loro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>C\u2019\u00e8 insomma tanta pappa morale, per dirla alla Alcott, ancora oggi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oh, certo. Anche \u2013<em>anti<\/em>, mascherata dal suo contrario, la trasgressione a tutti i costi, la convinzione che occuparsi di problemi scottanti o anche semplicemente attuali sia una manifestazione di seriet\u00e0 nei confronti del pubblico. Invece \u00e8 una moda: agganciare l\u2019attualit\u00e0 spesso vuol dire piegarsi a scrivere un certo tipo di storie che funzionano bene nelle scuole, che vengono&nbsp;<em>usate<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Mi vengono in mente i libri sulla mafia per ragazzi\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alcuni (pochi) nascono da uno slancio autentico, da conoscenza profonda dell\u2019argomento; altri sono totalmente d\u2019occasione. Se scrivi a tema il rischio di scrivere qualcosa di stereotipato e guidato dal messaggio \u00e8 altissimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Anna, la protagonista de&nbsp;<\/strong><em><strong>I nomi che diamo alle cose,&nbsp;<\/strong><\/em><strong>viene definita un\u2019\u201cascoltatrice\u201d: di&nbsp;lei&nbsp;Umile dice che \u201cpresta le parole agli altri\u201d. Quanto scrivere per ragazzi \u00e8 ascoltare e quanto \u00e8 inventare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scrivere per ragazzi \u00e8 pi\u00f9 inventare che ascoltare, anche se prima devi aver ascoltato per fare tuo un certo vocabolario, e guardato bene, per far tuo un certo sguardo. Ma pi\u00f9 importante \u00e8 la voce. Pi\u00f9 importante \u00e8 avere memoria di quello che si \u00e8 stati come bambini e tenersi stretto quel piccolo tesoro di sensazioni, impressioni. L\u2019immaginazione si innesta su una base di fortissima realt\u00e0. Anna \u00e8 l\u2019ascoltatrice per professione: ci sono persone che lo fanno molto bene, i&nbsp;<em>ghost writer,&nbsp;<\/em>gli editor, in grado di aiutare un autore a dare il meglio senza essere invadenti.&nbsp;In&nbsp;<em>I nomi che diamo alle cose<\/em>&nbsp;ho parlato anche del mestiere che faccio e che vedo fare tutti i giorni, quel romanzo \u00e8 uno sguardo sui mestieri della scrittura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In&nbsp;<\/strong><em><strong>I nomi che diamo alle cose<\/strong><\/em><strong>&nbsp;Anna trasloca nella casa ricevuta in eredit\u00e0 da Iride, in un luogo per lei nuovo, e si confronta con chi in quel luogo \u00e8 nato o l\u2019ha scelto prima di lei. Mi sembra che in qualche modo si chieda cosa significhi mettere radici: la risposta che trova nel corso del romanzo ha a che fare con il compito che ciascuno di noi si d\u00e0, fare e rifare quella cosa anche se al mattino sar\u00e0 disfatta. Una cosa che giudichiamo come ossessiva in chi ci ha preceduto, in chi \u00e8&nbsp;pi\u00f9 vecchio di noi. Mi sembra che in questo ci sia un aspetto della tua poetica.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec, forse va insieme al desiderio di non essere troppo giudicante, mai, ognuno ha i suoi percorsi che sono segnati da circostanze esterne insondabili. Credo la si possa definire una forma di liberalismo, io sono io, so dove sono, cerco di saperlo, tu sei l\u00ec, le nostre strade si incrociano, ci sono incroci genetici o casuali, per\u00f2 restiamo entit\u00e0 diverse e ciascuno risponde solo a s\u00e9 stesso di quello che fa, di come lo fa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Dire che sei un\u2019autrice prolifica \u00e8 banale: hai scritto di tutto, albi illustrati, riscritture di miti e fiabe, serie per bambine (cit\u2026), romanzi distopici. Mi sembra che&nbsp;<\/strong><em><strong>Bambini nel bosco<\/strong><\/em><strong>&nbsp;e&nbsp;<\/strong><em><strong>La fine del cerchio&nbsp;<\/strong><\/em><strong>formino un dittico, il primo \u00e8 un post apocalittico, una distopia, il secondo il dopo, la ricostruzione\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2026con dei fili sottili sottili che li legano che di fatto sono poche pagine\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nel primo c\u2019\u00e8 il cerchio che si costruisce e nel secondo il cerchio che si apre\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Bambini nel bosco<\/em>&nbsp;\u00e8 uno dei libri pi\u00f9 complicati che ho scritto, mi ci sono voluti cinque anni,&nbsp;<em>La fine del cerchio<\/em>&nbsp;meno perch\u00e9 \u00e8 organizzato in tre racconti concatenati e avevo gi\u00e0 preso le misure di questo genere che non avevo mai pensato di affrontare. L\u2019immaginazione spostata nel futuro d\u00e0 un sacco di possibilit\u00e0: quando leggo per mestiere i nuovi romanzi per adulti, italiani e no, spesso mi trovo a leggere storie che ho gi\u00e0 incontrato decine di volte nei libri per bambini e per ragazzi, anche quelli di cinquant\u2019anni fa. Sembra che gli adulti arrivino sempre in ritardo. Margaret Atwood era arrivata alla distopia da un pezzo, e non se n\u2019era accorto nessuno. Penso ad un grandissimo scrittore per ragazzi americano che si chiama M.T. Anderson, affronta temi e soggetti che ho visto ri-rivisitati tante e tante volte. \u00c8 chiaro che le idee sono di tutti e sono sempre le stesse, tutto sta in come le sviluppi. Quando mi sono lanciata in questa distopia mi sono resa conto delle possibilit\u00e0 che consente ma anche dei limiti: quando usi tanto l\u2019immaginazione devi sapere anche dove fermarti. Questo vale anche per il fantasy. Perch\u00e9 molti fantasy non funzionano? Perch\u00e9 sono triti e sfuggenti, si capisce che l\u2019autore non sa controllare la materia e continua a riempire la storia di invenzioni incoerenti.&nbsp;In&nbsp;<em>Bambini nel bosco&nbsp;<\/em>c\u2019\u00e8 stato un gran lavoro di costruzione e meditazione. Quanto al finale aperto, \u00e8 in qualche modo un omaggio all\u2019Asimov delle&nbsp;<em>Cronache della galassia:&nbsp;<\/em>l\u2019ho letto da ragazzina e ho continuato a pensare a questa idea molto semplice dell\u2019infinito che non \u00e8 n\u00e9 diritto n\u00e9 rovescio, n\u00e9 sopra n\u00e9 sotto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In&nbsp;<\/strong><em><strong>Bambini nel bosco<\/strong><\/em><strong>&nbsp;c\u2019\u00e8 un libro di fiabe terrestri che viene letto e cementa questo gruppo di bambini fuggitivi e li trasforma in una comunit\u00e0, li fa crescere e scoprire l\u2019importanza della memoria e del tempo, mentre ne&nbsp;<\/strong><em><strong>La fine del cerchio<\/strong><\/em><strong>&nbsp;questo ruolo delle storie non c\u2019\u00e8, perch\u00e9? Perch\u00e9 \u00e8 l\u2019inizio e dunque non c\u2019\u00e8 il tempo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse s\u00ec. In&nbsp;<em>La fine del cerchio&nbsp;<\/em>ho pensato che ovunque fossero finiti, questi bambini ricominciano davvero daccapo, dall\u2019inizio del mondo. Il libro, la storia scritta pu\u00f2 arrivare solo molto pi\u00f9 in l\u00e0. Le storie ci sono, anche l\u00ec i ragazzini si raccontano subito delle storie, per\u00f2 non c\u2019\u00e8 il libro come oggetto, la civilt\u00e0 \u00e8 da venire, \u00e8 stata azzerata, quindi sono pi\u00f9 importanti i sensi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2026<strong>e l\u2019addestramento a fare le cose\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec e anche a fare le cose, porsi i problemi e fare le cose, anche in circostanze diversissime. Il racconto africano \u00e8 nato dall\u2019unico viaggio che ho fatto in Africa, sono stata in Tanzania per Oxfam ed eravamo in un\u2019isola sul lago Victoria, l\u00ec non c\u2019erano tantissimi animali perch\u00e9 non era la stagione giusta, ma la sensazione di essere all\u2019inizio del mondo, con l\u2019acqua, con il verde, con queste lucertole azzurre grandi cos\u00ec, tutto un po\u2019 pi\u00f9 grande e tutto cos\u00ec vivo\u2026 per\u00f2 anche quelle distese di plastica impigliate nei rami,&nbsp; una visione orrenda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Invece il terzo racconto, quello nella villa ottocentesca, \u00e8 sempre ambientato nella villa del Manzoni come&nbsp;<\/strong><em><strong>Tentativi di botanica degli affetti<\/strong><\/em><strong>?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">No, nella mia testa \u00e8 pi\u00f9 una villa veneta, uno di quei posti un po\u2019 magici con le stanze dentro le stanze dentro le stanze, con i&nbsp;<em>trompe-l\u2019-oeil<\/em>&nbsp;sulle pareti\u2026 \u00c8 un po\u2019 la connessione del futuro con il passato, l\u00ec la casa esiste, \u00e8 rimasta, e devi trovare&nbsp;quel che ti serve&nbsp;in un posto che non hai costruito tu e che non \u00e8 stato costruito per te.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Tra le riscritture di fiabe ho trovato&nbsp;<\/strong><em><strong>Blu, un\u2019altra storia di Barbabl\u00f9&nbsp;<\/strong><\/em><strong>(Pelledoca edizioni). Quando Blu scopre i resti delle altre mogli di Barbabl\u00f9 nel suo diario-confessione ci dice&nbsp;<\/strong><strong>che non comprende le ragioni per cui lui le abbia uccise. C\u2019<\/strong><strong>\u00e8 questa frase che si ripete \u201caveva fatto o non fatto qualcosa, dalla storia non si capiva bene\u201d. Come mai?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 chiaro che Barbabl\u00f9 chiama il tema del femminicidio,&nbsp;per\u00f2&nbsp;questo non \u00e8 un libro a tesi, \u00e8 solo la riscrittura di una fiaba. Perch\u00e9 Barbabl\u00f9 uccide le sue mogli? La fiaba \u00e8 estremamente elusiva, i perch\u00e9 restano senza risposta, le fiabe ci raccontano cosa e come, perch\u00e9 quasi mai, \u00e8 la loro logica. Io ho scelto di assumere il punto di vista di Blu, l\u2019ultima delle mogli, l\u2019unica che scamper\u00e0 alla strage, perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 facile, perch\u00e9 noi stiamo dalla parte del buono e non del cattivo.&nbsp;Blu&nbsp;non ha capito perch\u00e9 non pu\u00f2 insinuarsi dentro la testa di Barbabl\u00f9.&nbsp;Noi non sappiamo&nbsp;mai cosa scatta nella testa di chi compie certi gesti di violenza suprema, \u00e8 rabbia, squilibrio, incapacit\u00e0 di controllare i propri gesti, ancestrali differenze o diseguaglianze che riaffiorano\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Invece in&nbsp;<\/strong><em><strong>Se \u00e8 una bambina&nbsp;<\/strong><\/em><strong>hai lavorato sull\u2019alternanza di due voci: la voce della bambina che si deve raccontare che la sua mamma \u00e8 morta e ci mette tutto il libro e la voce della&nbsp; mamma che la osserva da questa limbo in cui \u00e8 confinata, che tu chiami l\u2019armadio degli scettici. Da che esigenza \u00e8 nato?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avevo scritto due pagine con questo tipo di prosa, senza punteggiatura, dando voce al flusso di pensiero di una bambina piccola. Quella voce si \u00e8 incrociata con le storie di famiglia di mia mamma: i suoi genitori&nbsp;morirono&nbsp;entrambi in un bombardamento, lei era la pi\u00f9 piccola e&nbsp;fu&nbsp;spedita in un orfanotrofio per orfani di guerra a Verona. Quando eravamo piccoli ci raccontava spesso questi pezzi di vita, poi a un certo punto ha smesso. Per\u00f2 questi&nbsp;suoi&nbsp;racconti erano rimasti tutti l\u00ec; lei era stata molto bene, le suore erano buone e gentili, ma era sempre un luogo di solitudine, di affetti sostitutivi. Ho iniziato ad interrogarmi su cosa significa crescere senza una mamma, trovarsi da soli, saperlo ammettere, capire e non capire, avere intorno un mondo di adulti che subiscono la tua stessa perdita ma&nbsp;in qualche modo&nbsp;se la cavano, invece tu sei piccola e sei sola: ecco, \u00e8 venuto da l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I cani sono onnipresenti nei tuoi romanzi. Penso al&nbsp;<\/strong><em><strong>cano<\/strong><\/em><strong>, ibrido tra cane e maiale di&nbsp;<\/strong><em><strong>Bambini nel bosco<\/strong><\/em><strong>&nbsp;ma soprattutto a&nbsp;<\/strong><em><strong>Solo con un cane<\/strong><\/em>&nbsp;<strong>in cui un bambino fugge con il suo cane per salvarlo dall\u2019editto feroce che vuole tutti i cani morti.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche questa \u00e8 una cosa legata a mia mamma: quando ero piccola e andavamo in campagna dai parenti la vedevo tornare in un attimo cos\u00ec naturale con gli animali, i cani venivano a lei, lei sapeva come parlare con loro, come accarezzarli, come trattarli. Io ero una bambina di citt\u00e0 e non avevo la stessa dimestichezza, le invidiavo quella familiarit\u00e0 cos\u00ec semplice. Era cos\u00ec con i bambini e con i cani. Adesso un cane ce l\u2019ho anch\u2019io, o forse \u00e8 lui che ha me, non lo so, non importa; e i cani nelle mie storie li metto appena posso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La seconda parte dell\u2019intervista a Beatrice Masini qui riprodotta \u00e8 stata pubblicata su <\/em><a href=\"https:\/\/www.vocidallisola.it\/\"><em>https:\/\/www.vocidallisola.it\/<\/em><\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista con Beatrice Masini (seconda parte) di Giulia Gadaleta. La prima parte di questo articolo \u00e8 stata pubblicata sul numero 34 de Ilcorsaronero.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2625,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[35,129,191],"class_list":["post-2679","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ilcorsaronline","tag-beatrice-masini","tag-giulia-gadaleta","tag-louisa-may-alcott"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/dev.studiowolfdazz.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2679","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/dev.studiowolfdazz.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/dev.studiowolfdazz.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dev.studiowolfdazz.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dev.studiowolfdazz.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2679"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/dev.studiowolfdazz.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2679\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/dev.studiowolfdazz.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2679"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/dev.studiowolfdazz.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2679"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/dev.studiowolfdazz.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2679"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}