Gianpietro Olivetto presenta il suo libro su Andrea Palladio

Gianpietro Olivetto presenta il suo libro su Andrea Palladio

Venerdì 24 marzo alle ore 18.00 presso la Cantina Corte San Benedetto di Arbizzano (Via Casa Zamboni 8, Negrar di Valpolicella) per la rassegna Prove d'Autore, Gianpietro Olivetto presenta Andrea Palladio. La famiglia, l'opera, il suo tempo (Itinera Progetti, 2022).

Gianpietro Olivetto, Andrea Palladio, la famiglia, l'opera il suo tempo, Itinera Progetti, Bassano del Grappa (VI) 2022. 192 pagine, 9.90€

LINK al video di presentazione su youtube

Il più famoso e influente architetto dell'età moderna, l'unico nella storia dal cui nome è derivato uno stile (il palladianesimo) non ebbe casa propria. Ideava stupendi palazzi e ville padronali ma abitò sempre in affitto. D'origine non fu vicentino, ma lo divenne per scelta, dopo alcune fughe giovanili dalla città natale, Padova. Iniziò come semplice lapicida e divenne progettista a forza di lavorare duramente sui materiali e le pietre, di leggere e studiare. Si formò da autodidatta frequentando biblioteche, libri e antichi resti, ma soprattutto cantieri. Risiedette e lavorò a Vicenza, poi a Venezia. Morì probabilmente a Maser, nel Trevigiano. Era sottopagato e non divenne mai ricco. Sopravvisse alla morte prematura di due suoi figli - uno accusato d'omicidio, l'altro sospettato d'eresia - e del nipote adolescente che l'aveva fatto nonno. Si innamorò di una sola donna, che gli fu compagna fedele di una vita. Venne sepolto nel mistero e la stessa sua immagine è rimasta per secoli un giallo, risolto, forse, soltanto pochi anni fa. Lasciò un'eredità immensa ed eterna al mondo, poco o nulla alla sua numerosa famiglia. Sono i paradossi e le peculiarità di Andrea Palladio (Andrea di Pietro della Gondola, 1508-1580), la cui avventurosa e affascinante storia privata rimane in gran parte avvolta nella nebbia. Di lui progettista si sa moltissimo. Di lui uomo, marito e padre ben poco. E poco si conosce dei suoi cinque figli. Ancor meno, molto meno, si sa della moglie Allegradonna. Il libro ricostruisce la storia, privata e professionale, dell'architetto e della sua famiglia. Le vicende dei Palladio si intrecciano con quelle della Repubblica Serenissima e dell'Italia di metà '500. Il racconto inizia dal matrimonio con Allegradonna per risalire all'infanzia e alla difficile giovinezza di Andrea. Si ricordano poi il periodo della formazione, i primi progetti, i viaggi (fondamentali) a Roma, gli anni del successo, il lavoro nei Domini di Terraferma e l'approdo a Venezia. Il contesto in cui opera Palladio è singolare. Nel Cinquecento Vicenza vive il suo “secolo d'oro”, grazie allo sviluppo delle arti, all'eccezionale crescita del tessile e di altri settori economici, e soprattutto grazie al commercio internazionale della seta. Ma Vicenza è al tempo stesso una delle città più sanguinarie dello “Stato da Tera”: a mezzogiorno del 3 luglio 1548 dieci sicari compiono una strage in pieno centro uccidendo sei persone delle famiglie Valmarana e Monza. La città è considerata anche covo di eretici, la più “infetta” della Repubblica. Ad essere processato per eresia è persino uno dei figli di Palladio, Orazio. Nel 1572 muoiono, poco più che trentenni, sia Orazio che Leonida, il primogenito del progettista, che due anni prima aveva assassinato, durante una festa, il marito di una donna con la quale stava ballando. Queste drammatiche vicende personali segnano profondamente Andrea Palladio, che negli anni Settanta del '500 si trasferisce con la famiglia a Venezia. In laguna il progettista patisce il terribile periodo della peste e finisce per costruire solo edifici religiosi. Il testo ricorda gli ultimi anni dell'architetto e della sua famiglia. Ricostruisce la fine della dinastia dei Palladio. Parla del mistero della sepoltura e del vero volto del maestro veneto ed accenna all'eredità universale lasciata dal visionario architetto. Completano il libro la bibliografia e l'elenco dettagliato dei progetti certi e/o attribuiti a Palladio. Delle sue opere, ben 47 sono patrimonio dell'umanità, iscritte nella “World Heritage list”. 

Gianpietro Olivetto presenta il suo libro su Andrea Palladio

Doppia prova d’autore per Nicola Ruffo

Venerdì 3 marzo 2023 alle ore 17.45, presso la cantina Corte San Benedetto (Via Casa Zamboni 8 - Arbizzano di Negrar di Valpolicella), per la rassegna Prove d'autore, Nicola Ruffo, già autore di Nero Veronese (Delmiglio, 2014) e di Giallo veronese (Delmiglio, 2018), presenta le sue due ultime fatiche: nella stessa linea dei due titoli citati, Profondo rosso veronese (Delmiglio 2022), e nel campo della narrativa La profondità dell'iride (VJ edizione, 2020).

Nicola Ruffo. Scrittore, pedagogista formatore, nato a Verona il 17 gennaio 1969, socio CICAP, si occupa di indagini del mistero con taglio critico e scientifico. Collabora con varie case editrici (principalmente: Delmiglio editore; VJ Edizioni) e pubblica articoli e racconti per diverse testate, sia cartacee che on line (ilCorsaronero; Inchiostro; Il Fumetto; Traiettorie.org). In qualità di docente tiene corsi presso le libere università popolari sul romanzo giallo, nonché corsi sulla comunicazione e il rapporto educativo genitoriale presso enti vari. Oltre ai volumi che presenterà, ha pubblicato anche come coautore Legàmi con Gregory Bateson (Libreria editrice universitaria, 2006); Inganni e disinganni (Elmea edizioni, 2017. Menzione speciale premio Fortuna, Bari, 2018); un racconto all'interno dell'antologia Oltre il vetro (Les Flaneurs edizioni, 2020); come soggettista e sceneggiatore il graphic novel Caterina (Elmea edizioni, 2016).

Nicola Ruffo, Profondo rosso veronese. Mistero, sangue e misfatti nel territorio scaligero tra Ottocento e Novecento, Delmiglio Editore, 2022. 16€

Qui il video di presentazione su youtube.

Profondo rosso veronese (Delmiglio editore, 2022) conclude il trittico iniziato con Nero veronese, seguito poi da Giallo veronese, sempre dello stesso editore. Si inserisce pertanto nel solco dei due precedenti titoli: la ricerca storica di casi di cronaca nera che hanno segnato il passato di Verona e del suo territorio; casi sui quali pende tuttora un velo di mistero, di ambiguità, di dubbio, o quanto meno di zone grigie. Non si tratta di cronaca recente (non mi interessava fare dell’attualità), ma del passato lontano, sebbene in questo terzo lavoro mi sia spinto fino agli anni Settanta del secolo scorso. Le indagini quindi abbracciano un arco di tempo che va dagli ultimi decenni dell’Ottocento fino a quasi tutto il Novecento. La metodologia è la medesima: il paziente lavoro di scavo: archivio di Stato, archivi parrocchiali, consultazione di vecchie annate di quotidiani locali (in primis, ovviamente, L’Arena). Tale via si integra poi con la raccolta di testimonianze dal vivo (dove possibile) e della ricognizione dei luoghi dove sono accaduti i delitti. Il lavoro però non si riduce a una semplice narrazione cronachistica dei fatti ma considera la dimensione storica, sociale, culturale che fa da cornice agli eventi trattati, in un legame inscindibile. Anche questo libro è impreziosito da foto e immagini. Rispetto al primo libro, Nero veronese, che dedicava ogni capitolo solamente a singoli casi specifici, qui abbiamo (anche) più eventi accomunati in un tema generale. Per esempio: la credenza nella superstizione e nel paranormale (“Tra gotico, occultismo e stregoneria”); i femminicidi (“Di orchi, di fanciulle, di ratti e delitti”); i cold case legati al lago di Garda (“Giallo sul lago”); i drammi che hanno segnato gli anni Settanta a Verona (“The Seventies in noir per  Verona”). Due interessanti argomenti, caduti nell’oblio dalla memoria dei veronesi, sono: il fenomeno della cosiddetta “mafia della carne”, che terrorizzò il nostro territorio negli anni Settanta con vere e proprie esecuzioni, e gli attentati terroristici di matrice altoatesina che interessarono Verona tra gli anni Sessanta (dove perse la vita un addetto ai bagagli della stazione ferroviaria di Porta Nuova), e i primi anni Settanta. Nel primo caso, sono riuscito a parlare con testimoni che ancora vivono nell’omertà: i colpevoli – mi è stato rivelato – sono ancora qui, e continuano a fare paura. Interessante poi il caso di una misteriosa donna trovata morta sulla spiaggia di Garda nel 1947: per indagare su questa faccenda mi sono recato fino a Trieste, dove la tizia abitava. Nel mio lavoro mi sono occupato di alcuni tra i più celebri processi veronesi di fine Ottocento, come quello Lenzi – Contro, oggi completamente dimenticati. La filosofia che sottende le mie ricerche è quella di recuperare storie obliate (alcune marginali, altre significative per la vita veronese), da restituire alla collettività. Il materiale emerso è stato davvero tanto, e ancora una volta ho dovuto procedere a una selezione. Seguirà un quarto titolo? Chissà.

Nicola Ruffo, La profondità dell'iride. Racconti dal pozzo oscuro, VJ edizioni, 2020. 284 pagine, 14€.

Qui il video di presentazione su youtube.

Tredici racconti tra il noir, l’horror e l’onirico in cui il tema dell’angoscia viene sviluppato e analizzato.
L’inquietudine che pervade i protagonisti, in un vissuto di impotenza di fronte a una minaccia che li sovrasta, o a un dramma che li sconvolge, è il fil rouge che unisce le storie. Non ha importanza che il pericolo sia reale o solo immaginato; ciò che conta è l’emozione concreta che ne deriva, gli effetti che ne scaturiscono. L’incubo può essere costituito dalla presenza di un serial killer che circola in un quartiere degradato alla ricerca di vittime, oppure da una donna fanatica presa nei suoi deliri ideologici, che perde il senso della realtà. Oppure ancora dal potere disumanizzante di un’azienda che fagocita i suoi dipendenti, o dal sentore di una catastrofe imminente che sta per travolgere una comunità. O ancora, da una sfida scellerata di due giovani incoscienti che finirà in tragedia, o da un’ossessione per qualcosa di indefinito che però scaraventa il protagonista in un inferno. Alcune storie prendono spunto da fatti di cronaca realmente accaduti, o da situazioni reali, altre ondeggiano verso un onirico che però si pone come metafora di qualcosa d’altro. L’obiettivo di questo mio lavoro era di analizzare il sentimento dell’angoscia, dello spaesamento, dell’ossessione, senza dover tirare in ballo mostri o altre creature fantastiche, o scomodare l’abusato soprannaturale. Quello che mi proponevo era mostrare come il vero orrore sia qualcosa che nasce dal quotidiano, qualcosa cioè che sia insito in esso. Il titolo dell’opera è preso da uno dei racconti. Ho scelto quello che mi sembra più suggestivo e azzeccato.

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Presentazione de La magia del faro di Susy Zappa

PREMIO “EMILIO SALGARI” DI LETTERATURA AVVENTUROSA
Rassegna “Prove d’autore”
Camilla Madinelli dialoga con Susy Zappa, autrice di La magia del faro (Il Frangente, 2020)

Venerdì 3 giugno 2022, ore 18.30 – Cantina Corte San Benedetto, via Casa Zamboni, 8 – Arbizzano di Negrar di Valpolicella

Susy Zappa, La magia del faro, Edizioni il Frangente 2020, pagine 208 illustrate b/n +16 inserto b/n, euro 22.00

Sulla costa ventosa dei Pays des Abers un faro si erge sopra una piccola isola deserta, accessibile solo con la bassa marea, il faro di Wrac’h, ovvero il faro della Strega. Ad esso si legano le vite di due donne, o forse di una sola, due destini che si incrociano in questo angolo di Bretagna, in un viaggio nel tempo che riporta alla Seconda guerra mondiale, al momento in cui Agathe abita il faro. Come inseguendo un fantasma, un’altra donna, una scrittrice, molti decenni dopo ripercorre le sue orme sull’isola di Wrac’h e si immerge nell’atmosfera magica e solitaria del faro. Per un periodo ne sarà la sua guardiana, in un altalenarsi di momenti di pura bellezza e istanti di profonda inquietudine. Vivere al faro schiude un universo in cui è difficile distinguere il confine tra realtà e suggestione, mentre la marea trasforma di continuo il paesaggio. Un’esperienza intensamente emotiva che lascia un unico messaggio forte: non si deve mai dubitare del proprio istinto, ma seguirlo per trovare la propria strada. (dal sito dell'Editore)

Susy Zappa, nata sotto il segno dell’acquario, è una sognatrice determinata a raggiungere la meta. Spirito indipendente, cerca di cogliere l’attimo fuggente perché l’oggi è già la proiezione del domani; osserva la vita attraverso una moltitudine di colori ma ama catturare l’istante e immortalarlo sulla pellicola fotografica in bianco e nero. Dopo un percorso rivolto alle varie forme artistiche, si appassiona alla pittura e alla scultura surrealista. Inizia a dedicarsi alla scrittura componendo pensieri e riflessioni, poi dall’inaspettato incontro con l’isola bretone di Sein, crocevia di ricordi, dove le leggende avvolgono il cuore di emozioni, nasce Sein, una virgola sull’acqua. Ritratto di un’isola bretone leggendaria (2015, Edizioni Il Frangente). Prosegue il suo viaggio sulla rotta dei fari di Bretagna per raccontarne il fascino che attraverso i secoli ha attirato artisti e bohémien con Fari di Bretagna. Storie di uomini e di mare (2017, Edizioni Il Frangente). La magia del faro è il racconto di un’esperienza da sempre sognata, il corollario dell’esistenza onirica di una persona innamorata delle forti emozioni. Vivere in un faro permette di godere dei profumi intensi portati dal vento e dal mare in tempesta, nel quale, a volte, la scrittrice rispecchia i propri stati d’animo. Socchiudendo gli occhi, così si firma l’artista.

Per informazioni: Università del Tempo libero di Negrar, e-mail: amministrazione@utlnegrar.com, cell. 345 0578045; Assessorato alla Cultura del Comune di Negrar, e-mail cultura@comunenegrar.it, telefono: 045.6011665 – 666; Segreteria Premio Salgari: premioemiliosalgari@gmail.com

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Presentazione de L’ultima ricamatrice di Elena Pigozzi

PREMIO “EMILIO SALGARI” DI LETTERATURA AVVENTUROSA
Rassegna “Prove d’autore”
Claudia Mizzotti dialoga con Elena Pigozzi, autrice di L'ultima ricamatrice (Piemme, 2020)

Giovedì 12 maggio 2022, ore 18.30 – Cantina Corte San Benedetto, via Casa Zamboni, 8 – Arbizzano di Negrar di Valpolicella

Elena Pigozzi, L'ultima ricamatrice, Piemme, 2020, pagine 176, euro 15,50

"Appoggiata ai bordi del bosco, sulla via che dal paese va verso le montagne, c'è una piccola casa solitaria: è qui che vivono le ricamatrici. Ora è rimasta Eufrasia a praticare l'arte di famiglia, tesse, cuce, ricama leggendo in ogni persona che le si rivolge i desideri più inconsci. Accanto a lei come prima alla bisnonna, alla nonna e alla madre, da sempre, il telaio di ciliegio, rocchetti, stoffe, spole e spilli. Eufrasia ha settant'anni e ha quasi smesso di lavorare, le mani curvate dall'artrite e la modernità in cui tutto è fatto in fretta le avevano fatto pensare di non servire più a nessuno. Ed è in quel momento che arriva Filomela, una ragazza giovane con il riso negli occhi oltre che sulle labbra, che le chiede di prepararle il corredo e di insegnarle a ricamare. Eccola, l'ultima occasione di fare ciò che Eufrasia più ama: rendere felice qualcuno, raccontargli la vita che verrà intrecciando trama e ordito. Le parole che ha risparmiato per tutta l'esistenza ora sgorgano come fiumi in primavera. Racconta di una giovane vedova di guerra gentile ed esperta nel taglio e cucito, di una splendida e coraggiosa ragazza troppo bella per non attirare le malelingue di paese, di un amore delicato come il filo di lino e tanto sfortunato, e di un ricamo tessuto da generazioni, in cui ognuna di loro ha scritto un pezzo della propria esistenza, una scintilla luminosa nel buio del mondo.
Elena Pigozzi in questo romanzo, ordito sapientemente come il ricamo più pregiato, ci fa vivere cento anni di storia in un battito di ciglia, a volte vento leggero e luminoso, altre cupo e foriero di sventura. Tante vite si intrecciano in queste righe, tanti amori, ma soprattutto l'amore per la vita stessa e per un'arte millenaria che sono la vera eredità dell'ultima ricamatrice" (dal sito dell'Editore)

Elena Pigozzi è scrittrice e giornalista. Ha pubblicato per Giunti il saggio Letteratura al femminile e diversi libri di umorismo, tra cui Come difendersi dai Milanesi, Come difendersi dai Romani, Come difendersi dai Napoletani. È dottore di ricerca in Linguistica applicata e Linguaggi della comunicazione e diplomata alla scuola di specializzazione in Comunicazioni sociali dell'Università Cattolica di Milano.

Gianpietro Olivetto presenta il suo libro su Andrea Palladio

Presentazione de La dolce vita di Fraka di Gianpietro Olivetto

PREMIO “EMILIO SALGARI” DI LETTERATURA AVVENTUROSA
Rassegna “Prove d'autore”
Claudio Gallo dialoga con Gianpietro Olivetto, autore di La dolce vita di Fraka. Storia di Arnoldo Fraccaroli, cronista del Corriere della Sera (All Around, 2019)

Venerdì 6 maggio 2022, ore 18.30 – Cantina Corte San Benedetto, via Casa Zamboni, 8 – Arbizzano di Negrar di Valpolicella

Gianpietro Olivetto, La dolce vita di Fraka. Storia di Arnoldo Fraccaroli, cronista del Corriere della Sera, prefazione di Gian Antonio Stella, All Around, 2019, pagine 512, Euro 19,00

"Fraka inventore della dolce vita, cronista che sapeva fotografare con le parole, filosofo, poeta, commediografo, umorista e curioso delle donne.

Questo è stato il veronese Arnaldo Fraccaroli (Villa Bartolomea 1882-Milano 1956), per quasi 50 anni inviato del Corriere della Sera. Grazie alla sua versatilità, Fraka – così amava anche firmarsi – produsse migliaia di articoli d’ogni genere e oltre cento tra romanzi, libri di viaggi, novelle, saggi, lavori teatrali e biografie (tre sull’amico Puccini). Aveva prima di tutto  classe da vendere e una capacità straordinaria di passare dal reportage di guerra alla commedia brillante. Inventò inoltre l’espressione “dolce vita”, così titolando una sua opera. Fu inotre, durante il primo conflitto mondiale, uno dei migliori corrispondenti dal fronte. Rese celebre la frase “meglio vivere un’ora da leone che cent’anni da pecora” e per il suo comportamento in battaglia ottenne una croce e una medaglia al valor militare. È stato uno dei primi cronisti a volare su dirigibili e aeroplani e a visitare Hollywood. Scoprì e fece conoscere l’America degli “anni ruggenti” e il jazz. Dal 1920 al 1940, girò tutti i continenti, svelando agli italiani il mondo e le novità del secolo" (dal sito dell'Editore)

Gianpietro Olivetto, nato nel 1950 a Lonigo (VI), vive a Sacrofano (Roma). Giornalista professionista. Già caporedattore Rai. Inviato, caposervizio e vaticanista a Il Mattino di Napoli (per 15 anni) e a L’Informazione. Ha seguito grandi fatti di cronaca e una quarantina di viaggi di Giovanni Paolo II. Redattore a L’Eco di Padova, Il Diario, Il Gazzettino, Il Giornale di Vicenza. Dal 1996 al 2014 in Rai: cronista alla struttura per il Giubileo del 2000; conduttore dei giornali radio della notte, dell’alba e del pomeriggio/sera; redattore capo a Gr Parlamento. Collaboratore per anni del settimanale Oggi.

Per informazioni: Università del Tempo libero di Negrar, e-mail: amministrazione@utlnegrar.com, cell. 345 0578045; Assessorato alla Cultura del Comune di Negrar, e-mail cultura@comunenegrar.it, telefono: 045.6011665 – 666; Segreteria Premio Salgari: premioemiliosalgari@gmail.com

Gianpietro Olivetto presenta il suo libro su Andrea Palladio

Presentazione de Il secolo XX e di Tra le quinte del cinema di Giustino Ferri

PREMIO “EMILIO SALGARI” DI LETTERATURA AVVENTUROSA
Rassegna “Prove d'autore”
Andrea Campalto e Stefano Paglioroli dialogano con Claudio Gallo, curatore dei due volumi di Giustino Ferri Il secolo XX (Black Dog, 2021) e Tra le quinte del cinema (Oligo, 2021)

Presentazione dei volumi di Giustino Ferri

Venerdì 22 aprile 2022, ore 18.30 - Cantina Corte San Benedetto - via Casa Zamboni 8 - Arbizzano (c/o Ufficio Postale) - Negrar di Valpolicella, ore 18:30 venerdì 22 aprile 2022